LA PAURA

Carissimi parrocchiani, vi propongo in anteprima questo testo che ho scritto per il Bollettino di Pasqua, se e quando uscirà. Buona Quaresima. don Vittorio Montagna

Qualche anno fa ho letto un testo (oltre 600 pagine) di Jean Delumeau da titolo La paura in Occidente, dove l’autore descrive tale fenomeno, che dal 1.300 al 1.700 ha attraversato il nostro Continente: paura del buio, del mare, paura della peste, delle streghe, dei malefizi, paura di morire di fame, paura di un Dio vendicativo, paura della fine del mondo, paura del diavolo, paura degli eretici… Le città vivevano assediate. Mura, torrette, guardiani, norme severe, pubbliche penitenze, caccia all’untore… dovevano preservare gli abitanti dai nemici esterni e interni.

Si è sempre pensato che tali paure collettive fossero figlie dell’ignoranza e della povertà, e che l’istruzione, unitamente al progresso scientifico e al benessere economico, avrebbe archiviato definitivamente questo pesante incubo. Ma è così?

Almeno da alcuni decenni ho l’impressione che la paura sia tornata, dapprima sottotraccia, poi sempre più manifesta: paura del futuro, paura per la spoliazione e l’avvelenamento della terra, paura di nuove invasioni, paura dell’altro, paura di una pandemia che, nuova peste, semini la morte nelle nostre città, paura per l’insicurezza del lavoro, fino alle tante paure quotidiane.

Ed ecco il coronavirus. E’ la prima notizia alla TV per settimane e settimane. Misure sempre più severe stanno isolando milioni di persone. La paura è diventata globale. Il mondo ha messo la mascherina. Fino a ieri ciò che era cinese veniva tenuto a distanza; ora siamo noi i sorvegliati speciali. E lo sta diventando il mondo intero. Un pipistrello, come scrivere lo psicologo sul Giornale di Vicenza, ha messo in ginocchio il mondo. Un pipistrello ci tiene bloccati in casa e manda in tilt ospedali, fabbriche, borse e ci spaventa tutti. Eppure, finora, le cifre dei contagiati e delle vittime sono di gran lunga inferiori quelle provocate da alcune gravi influenze del recente passato. Nel 1968 “l’influenza di Hong Kong” uccise nel mondo dalle 750.000 ai due milioni di persone; “l’asiatica” nel 1957 oltre due milioni; “la spagnola” nel 1918 circa 50 milioni, il 6% della popolazione mondiale, con mezzo miliardo di persone contagiate. Tuttavia una parolina è d’obbligo: “Finora”. E domani?  

Per giorni e giorni sentiamo ripetere che ogni allarmismo è ingiustificato, ma se ne parla, se ne parla sempre più; è una bulimia mediatica. Poi, da un momento all’altro, una parola d’ordine s’impone: “Io resto a casa”. Lo dicono i bambini, i politici, gli uomini di scienza, i personaggi dello spettacolo, chi in modo affabile, chi con tono minaccioso. “Io resto a casa”. Se esci per una boccata d’aria, ti senti un evaso dal carcere e ti guardi attorno come un malfattore.

La paura corre più veloce del virus e ormai ha contaminato tutti. Viene spontaneo pensare che ci debba essere dell’altro: informazioni censurate (ma da chi?), interessi nascosti (quali?), armi biologiche prodotte in laboratorio (con quali prove?)…  Molti pensano e qualcuno lo dice apertamente: “Ci hanno tenuto nascosta la verità”. Ma quale sia nessuno lo sa. Il mondo civile, acculturato, benestante, sicuro di sé, si scopre vulnerabile, ferito da un sentimento che si pensava appartenesse all’oscuro Medioevo. Sì, abbiamo paura. E cosa si fa per esorcizzarla? Processioni, voti, penitenze? Macché! Manco a Messa possiamo andare. Molti  preferiscono rimuovere la paura, con il risultato che essa si ripresenta sotto altre spoglie, quali l’aggressività, la diffidenza, la sfiducia. Non manca chi affoga la paura nel divertimento: lo si faceva anche ai tempi del Boccaccio. I più finiscono per non credere più a nessuno e vivono la vita di sempre. “Finché non tocca a me o non mi arriva vicina…”: l’indifferenza, dopo il primo spavento, si riprende la rivincita. Ma è solo un tentativo di spostare più in là la paura. Tentativo vano. Il virus è già qui. Forse nell’abitazione accanto alla mia. O nella mia stessa casa, per ora non manifesto. Basta un colpo di tosse e ci si guarda con sospetto. E’ il campanello d’allarme?

In realtà con la paura dovremo convivere, perché ancestrale, e la razionalità è insufficiente a dominarla. Credo che in futuro l’umanità sarà attraversata da altre e più tenebrose paure. Una buona informazione è sempre utile, ma oggi le informazioni sono infinite (nel web vengono veicolate 4 milioni di informazioni al minuto) e spesso siamo indotti a cercare quelle che inducono al tragico. Ma anche la spiegazione più convincente non riuscirà a convincere. La paura può essere vinta solo dalla fiducia. Il bambino ha paura del buio. Possiamo spiegargli all’infinito che il buio è solo la mancanza di luce e che non è ragionevole aver paura. Lui continuerà ad aver paura. Basta però che il papà lo tenga per mano e il bambino si rasserena. I pericoli (almeno alcuni) in parte rimangono, ma la paura scompare. Permane un po’ di timore, attenuato dalle parole di incoraggiamento che il papà di frequente gli rivolge.

Senza la fiducia la vita è impossibile. Posso, devo preventivamente fidarmi dei vari organismi nazionali e internazionali, di chi dedica la vita alla ricerca di soluzioni ai problemi che affliggono l’umanità… Mi fido delle forze dell’ordine, che vigilano sulla nostra condotta a volte poco responsabile. Mi fido del personale sanitario, che non si risparmia e lavora, lavora, esposto al pericolo. Mi fido e ringrazio. C’è tanta gente buona.

La fiducia nell’uomo è necessaria. Ma ancora non basta. Il bambino ha una fiducia incondizionata nel papà. Noi una simile fiducia non l’abbiamo e non possiamo averla negli uomini. Eppure abbiamo bisogno di fidarci di qualcuno senza “se” e senza “ma”, altrimenti non siamo altro che  trottole nelle mani del destino. E di fatto rimaniamo trottole incerte se dovessimo essere convinti che Dio non esiste. Ma se Dio esiste posso accettare anche l’ignoto, il rischio, l’incerto domani, lo sforzo (mai concluso) dell’uomo per costruire un futuro migliore… perché nulla sfugge alle mani di Dio. Il certo risulta sempre più saldo dell’incerto. Il certo è che Dio rimane per sempre e il suo amore è più grande di tutte le potenze del mondo. Come non ricordare il grido di papa Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura”?. Sempre attuali le parole di Santa Teresa d’Avila: “Nada te turbe,nada te espante; quien a Dios tiene nada le falta”(Niente ti turbi, niente ti spavanti; chi ha Dio con sé non gli manca nulla). Se Dio esiste, l’uomo può continuare a essere uomo e a sperare: la mia, la tua, la nostra vita è nelle sue mani e niente e nessuno può strapparci da Lui. Neanche la morte. Eternamente valida rimane la parola dell’Apostolo Paolo: “Io sono persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rom 8,38-39).